California: uno Stato fondato sul lavoro (degli immigrati)


Originale scritto per Linkiesta.it

La California è lo Stato col maggior numero di lavoratori immigrati al Mondo. E' quello che scopre il The Orange Country Register, il quotidiano della contea dell'Orange in California.
Un gruppo di giornalisti, coordinati da Ron Campbell, una delle firme più importanti del giornale, hanno incrociato i dati demografici presi dall'Istituto di Statistica con quelli dell'occupazione, dei flussi migratori e altre tabelle economiche. Un lavoro certosino fatto con coraggio e impegno da un piccolo giornale di provincia, che si impegna a fare ciò che gli enti preposti allo Stato non fanno e anche se lo facessero, ci sarebbe sempre il dubbio che diano una informazione parziale.

L’Orange Country Register parte da una critica alla politica del governo californiano, che secondo il giornale fa proclami di battaglia al lavoro nero e all'immigrazione illegale (le analisi del giornale dimostrano che la probabilità di arresto in luogo di lavoro di un immigrato illegale è pari a 1/1300), ma dall'altra diminuisce progressivamente il numero dei poliziotti preposti e quelli che sorvegliano i confini. La motivazione di questo è chiara per il giornale: i lavoratori immigrati spingono verso il basso gli stipendi e contemporaneamente permettono alla classe medio-borghese americana di vivere meglio e di impegnarsi in lavori più creativi e gratificanti.

Lasciamo perdere che la California sia lo Stato col maggior numero di immigrati al mondo, più un titolo accattivante che altro, ma è interessante notare che i giornalisti del Orange Register hanno contato quasi 10 milioni di abitanti immigrati, un terzo della popolazione californiana. Sono arrivati al dato che gli immigrati rendono una somma pari a 260 miliardi di dollari, una parte importante del Pil dello Stato più popoloso d'America. La maggior parte di questi immigrati sono giardinieri, cuochi, badanti e si occupano in generale di lavori poco gratificanti, ma si scopre anche che gli immigrati sono la metà delle persone impiegate dell'Information Technology (soprattutto dall'India, Cina e Giappone) e un quarto di loro sono amministratori e responsabili di imprese. La maggior parte di questi immigrati sono regolari, ma Campbell e il suo staff riescono a recuperare anche i dati del lavoro sommerso, in cui vengono impiegati.

Si tratta di una mole di dati, quindi informazioni, che non si trovano andando a spulciare in qualche sito governativo o istituto demoscopico. Il lavoro di analisi è stato completamente fatto internamente al giornale e non da statistici. Sono stati loro stessi a disegnare i flussi di immigrazione verso la California dagli altri Paesi del mondo, dal 1849 al 2008, gli ultimi dati disponibili. Ancora, mostrano le differenze di residenza e lavoro tra immigrati nativi in America e coloro che non lo sono.

Dietro i numeri, che permettono di analizzare il fenomeno dell'immigrazione ad un livello generale ed astratto, ci sono storie e Campbell racconta quelle delle persone che vi stanno dietro. Un lavoro che è servito agli editoriali che poi hanno attaccato la politica del governo della California e le sue leggi anti-immigrazione.

Per chi volesse leggere il reportage completo, lo potete sfogliare qui:

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