In Arizona tante guardie ma pochi manifestanti
31 Luglio 2010, PHONIX – Nino è nato a New York, fa il pescatore e si è spostato da uno Stato ad un altro, fino a stabilirsi in Arizona. E’ repubblicano e conservatore, come la maggior parte degli abitanti di questo Stato ed è convinto che il Governatore Jan Brewer abbia fatto una cosa “sacrosanta” a far passare una legge che regoli l’immigrazione. Nino non ci tiene a passare per razzista: “Io amo i messicani – dice – ma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che attraverso di loro passa la droga nel nostro Paese”. Qualche settimana fa l’Arizona Republic pubblicò un sondaggio: il 55% degli abitanti dell’Arizona appoggia la legge 1070, ma non per questo la maggior parte di essi è contraria all’immigrazione, una percentuale ancora più ampia, pari al 60%, avrebbe appoggiato qualsiasi riforma che regolamentasse l’immigrazione. Una delle critiche mosse ad Obama è quella di non prender decisioni sul tema, ma lui che gode dell’appoggio di oltre il 60% degli immigrati di prima generazione, probabilmente non se la sente di muoversi a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del Congresso e del Senato federale, in un momento in cui i sondaggi danno la sua popolarità in calo a causa della crisi economica. Allora l’Arizona, che più di ogni altro Stato soffre l’immigrazione clandestina a causa del deserto al confine col Messico, ha giocato d’anticipo. Mentre a Washington i democratici prendevano tempo sulla questione, il Governatore ha fatto passare una legge che permetteva alla polizia di controllare qualsiasi persona sospettata di esser clandestina e arrestarla se fermata senza il permesso di soggiorno o in cerca di lavoro. Obama e tutti i democratici statunitensi hanno salutato come una vittoria la decisione della Corte Federale di bloccare gran parte della 1070, spiegando che la politica estera è materia esclusiva del Governo Federale. Ma i ragazzi che ieri prendevano parte alle proteste, vestiti di magliette gialle con un cuore o la scitta LOVE, a simboleggiare l’amore per i messicani, non si fidano. Una ragazza ci dice che la mossa della Corte è stata “solo un espediente per buttare in silenzio il problema dell’immigrazione”. Lo sceriffo della Contea di Maricopa, Joe Arpaio, ha salutato ugualmente come una vittoria l’entrata in vigore della legge ieri 29 luglio, anche se monca, durante la conferenza stampa organizzata sotto il sole cocente delle 13 nel parcheggio degli uffici dello sceriffo, a 80 km dal centro della città e delle proteste. Dietro un ampio cartellone con il simbolo di divieto e la scritta “Aiuta Arpaio nel combattere l’immigrazione illegale e i trafficanti di droga” ha accusato i manifestanti di atti intimidatori contro la polizia e le forze dell’ordine. Nella mattinata di ieri ancora e alle 4 del pomeriggio, un gruppo di manifestanti, circa duecento persone, si sono riuniti sotto la prigione di Phoenix inneggiando contro la legge al grido: “Arpaio razzista”. Davanti a un manipolo di giornalisti, accorsi alla conferenza stampa, lo sceriffo Arpaio al telefono con i suoi uomini ha ordinato l’arresto dei più facinorosi, quasi quaranta persone e ha mandato rinforzi davanti alla prigione di Phoenix dove, ha sottolineato, sono “rinchiusi giustamente immigrati clandestini colpevoli di crimini”. Camminando tra le strade di Phoenix si notava dovunque un ampio dispiegamento di forze dell’ordine, compresi agenti anti-sommossa e un paio di elicotteri, ma pochi nuclei di manifestanti, sparsi fra la strada del palazzo del Governatore e la sede della prigione. Lo sceriffo Arpaio ha parlato di duemila persone in conferenza stampa, ma gli attivisti erano senza dubbio molti di meno: pochi messicani e tanti abitanti di origine anglosassone accorsi a guardare le proteste e farsi riprendere da qualche televisione nazionale. Phoenix è una città tranquilla e non vedeva un tale numero di reporter dai tempi della campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti di John Mc Cain che ha qui la sua residenza ed è Senatore da due legislazioni per questo Stato e a Novembre cerca il terzo mandato consecutivo. Anche in Rete si è discusso molto di questa legge. Nell’Apple Store americano è scaricatissima l’applicazione che spiega il funzionamento della 1070 e su twitter, il sistema di microblogging più diffuso al mondo, si possono leggere fiumi di opinioni cercando la chiave #sb1070, ma tutti ad almeno 200 km dalla capitale dell’Arizona. Insomma, per chi l’ha vissuta dal di dentro è sembrata soprattutto una “recita”, ci dice il docente dell’Università dell’Arizona Steve Doig: “Una legge che praticamente ha lasciato immutata la legislazione in materia di immigrazione, che è stata salutata come una vittoria dallo sceriffo e dai repubblicani, e che ha portato in strada poche centinaia di persone e molti curiosi da tanta attenzione”. Contemporaneamente agli arresti dei manifestanti, nella libreria di Changing Hands a Tempe, cittadina universitaria a venti minuti da Phoenix, la giornalista Terry Greene Sterling del The Daily Beast presentava il suo libro “Illegal”, in vendita anche su Amazon, che tratta il problema dell’immigrazione in Arizona. La Greene Sterling, raccontando alcune storie di clandestini che ce l’hanno fatta, ha spiegato che in questo momento “l’Arizona è il Ground Zero dell’immigrazione, ma si trova in un momento complicato perché la crisi economica ha portato via anche la volontà di conoscere l’altro, manca l’empatia”.
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15 luglio 2011|1 views 














































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