Radhakrishnan: Gandhi mi ha insegnato …

Il ricordo che conservo di quell’incontro (14 aprile scorso) è tutto in questa foto. Radhakrishnan è una brava e bella persona, che dice delle cose giuste e condivisibili (sotto c’è un articolo tratto da Liberazione), forse utopistiche; parole che non puoi che condividere. Grazie alla mia amica Federica, sono andato a salutarlo sul palco, più per cortesia che per mio reale desiderio.

Nel momento in cui gli ho stretto la mano, però, ho sentito qualcosa: la forza e l’energia di un uomo, che credeva con tutto il suo corpo in quello che aveva detto fino a poco prima. Quella stretta di mano mi ha trasmesso il suo spirito, così forte da impregnare tutto il suo corpo, e trasmetterlo a me. Mi sono emozionato e mi ha fatto stare bene.

N. RadhakrishnanI

studioso e attivista gandhiano induista, a RomaIper presentare il libro sui dialoghi del maestro buddista  D. Ikeda

«Gandhi mi ha insegnato a fare entrare tutti i venti nella mia casa »

di Paola Pittei

«Il pluralismo deve diventare la realtà dei nostri tempi e non solo in campo religioso, la trama della nostra vita. I fondamentalismi culturali, religiosi, economici sono piccole, anguste realtà. Abbiamo bisogno di persone, associazioni, gruppi che promuovano l’apertura verso realtà più vaste»

Il professore Neelakanta Radhakrishnan è uno degli studiosi più significativi del pensiero di Gandhi. Ha fondato la School of nonviolence e il Centre for development and education e per vent’anni ha diretto il Gandhi Darshan Samiti, il Centro internazionale di studi e ricerche a New Delhi. E’ stato visitor professor e docente in numerose università di tutto il mondo, è autore di circa quaranta volumi, ma la sua attività non si ferma qui, i suoi interessi sono molto più ampi: giornalista, educatore della nonviolenza, è anche un esperto di teatro, attore, ricercatore di diritti umani e attivista di arti popolari. E’ in Italia per presentare il libro di Prisca Giaiero Daisaku Ikeda, maestro di dialogo, un volume dedicato all’attività del presidente dell’associazione buddista Soka Gakkai, di cui Radhakrishnan è profondo ammiratore. Professore, lei è un fautore del dialogo e della nonviolenza, pensa che questi valori possano essere compresi e diffusi anche oggi in questa società dominata da divisioni e conflitti? Questa è una domanda molto provocatoria (sorride). Tutto dipende da come noi guardiamo la vita: se cioè vogliamo vedere le alternative possibili e come ci rivolgiamo al futuro. Siamo troppo radicati nel presente, tutta la violenza che oggi ci circonda fa parte di questo momento e se noi ci preoccupiamo solo di quello che succede adesso, la negatività prende il sopravvento sulla nostra volontà. Ma se facciamo passare anche un solo minuto e riflettiamo su che cosa sarà il domani e il giorno dopo, allora riusciremo ad avere una visione più ottimistica del futuro. Non intendo dire che dobbiamo dimenticare l’oggi, ma solo pensare e lavorare per il futuro: tutte le grandi inziative nella storia nascono da persone capaci di pensare al domani senza sapere che cosa sarebbe successo dopo. Credo che questa sia solo una delle notti. E dopo la notte viene sempre il giorno. Lei è induista, è uno dei massimi esperti della filosofia gandhiana, ma è anche presidente onorario dell’associazione buddista Soka Gakkai in India, lei crede che il pluralismo religioso possa contribuire al superamento degli integralismi? Il pluralismo deve diventare la realtà dei nostri tempi e non solo in campo religioso, deve diventare la trama della nostra vita umana. I fondamentalismi culturali, religiosi, economici e quant’altro sono piccole, anguste realtà. Noi adesso abbiamo bisogno di persone, associazioni, gruppi che promuovano pluralismo e apertura verso realtà più vaste. Vede, l’induismo mi ha dato la saggezza e la libertà di accettare il pluralismo come la cosa più importante della vita moderna. Gandhi ci ha insegnato che la religione non può darci tutto e che dovremmo sempre sviluppare una mente aperta, un forte spirito di ricerca e prendere il meglio da tutte le esperienze. Diceva spesso: lasciate che tutti i venti entrino nella mia casa, nessuno di questi riuscirà a trascinarmi via. Quando ho conosciuto la filosofia buddista di Nichiren Daishonin, seguita dalla Soka Gakkai, ho avuto uno strumento in più per esprimere me stesso e capire ancora più profondamente l’umanesimo. Per questo guardo a Ikeda come a un maestro di dialogo e di vita. Il pensiero di Gandhi influenza ancora la società indiana? Gandhi ha fatto capire alla società internazionale che la nonviolenza è un’alternativa possibile e concreta. Sia in Sudafrica che in India ha portato milioni di donne a lottare per iloro diritti e per la libertà: questo è uno degli sviluppi più importanti del suo pensiero. Ha fatto capire che c’era un’alternativa alla miseria della vita. Forse non tutti lo sanno ma è stato il primo a introdurre questi principi in Sudafrica. Ho una mia teoria: credo che anche i movimenti ecologisti moderni siano stati molto influenzati da lui. Gandhi sosteneva anche che il benessere di una società si misura dalla libertà di cui godono le donne… In questo senso posso dire che è stato un vero rivoluzionario. Aveva capito che le donne sono gli agenti perfetti per il cambiamento. “Date loro fiducia – diceva – incoraggiatele, sostenetele ad andare avanti». Le donne sono naturalmente portate a diventare buone leader. Fra i suoi migliori collaboratori c’erano soprattutto donne, erano le migliori resistenti nonviolente della sua battaglia per l’indipendenza. E’ proprio questo che gli ha fatto dire “la qualità di una nazione si misura dalla libertà delle donne”. Lei è venuto in Italia per presentare il libro di Prisca Giaiero “DaisakuIkeda, maestro di dialogo”. Che cosa può dirci di lui. Che legame vede con Gandhi? Gandhi è morto nel 1948 proprio mentre stava combattendo per lo sviluppo della società indiana, l’educazione, la riconciliazione e il superamento delle divisioni in classi e Ikeda, per me, è il successore della sua lotta. Molte delle cose che scrive e dice Ikeda hanno a che vedere con lui. Gandhi era un indù ma la sua fede non ha fatto di lui un fondamentalista, ha studiato tutte le religioni, le ha rispettate prendendo in prestito da queste molti principi. Nel suo ashram le persone venivano educate nell’azione politica e tutte potevano formulare qualsiasi preghiera in qualsiasi ora del giorno o della notte; anzi in questi meeting si leggevano le scritture di tutte le religioni. Non so se lo sa, ma la prima preghiera del mattino di Gandhi era l’invocazione buddista al titolo del Sutra del loto. Lui ha insegnato il rispetto per tutte le idee e per la diversità e in questo vedo molto del pensiero di Ikeda. Anche lui è un umanista che incoraggia la gente ad unirsi. Gandhi credeva che le religioni avessero molto a che fare con la politica, anzi diceva che la gente di fede doveva entrare in politica perché anche in quel campo entrassero valori. Ogni persona – diceva – deve essere creatrice di valore: questo è uno dei principi anche di Daisaku Ikeda. Lui ha compreso perfettamente il suo pensiero e continua il suo lavoro in molti di campi. Il libro di Prisca Giaiero, che viene presentato oggi, parla soprattutto dell’attitudine di Ikeda per il dialogo. Ho studiato con molta attenzione tutti i libri di dialoghi di Ikeda, almeno tutti quelli tradotti in inglese e posso dire che mi hanno insegnato tanto su quella che è la realtà mondiale di questi ultimi anni. I suoi dialoghi sono un insegnamento per tutti su come si può e si deve parlare con l’altro: con rispetto reciproco, tolleranza, mai con

il confronto violento. I suoi dialoghi si sono svolti con almeno un migliaio di persone diverse fra leader mondiali, studiosi, storici, scienziati… Lo ha fatto per promuovere la pace, l’armonia e per portare le persone, soprattutto i giovani, a unirsi insieme per creare valore e armonia. Io credo di avere il potere per farlo: chiederò centinaia di premi Nobel per quest’uomo. Ma lui ha già ricevuto un premio dalla gente comune di tutto il mondo. Dal libro su Daisaku Ikeda, leader della Soka Gakkai

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