Se dici: competenza e onestà per una buona politica – di chi parli?

Si parla del PDL. E’ il titolo di quest’anno per la scuola di Gubbio. Dal 9 all’11 settembre, al Park Hotel Cappuccini di Gubbio docenti universitari e autorevoli esponenti politici e di governo si alterneranno in vere e proprie lezioni, tese a favorire la crescita di una nuova leva di dirigenti politici e di amministratori pubblici, sempre più preparati ad affrontare le sfide e le responsabilità politiche sia nazionali che locali.
Il cambiamento sta nel fatto che quest’anno, a differenza delle edizioni precedenti, la scuola di formazione ammettera’ fino ad un massimo di 250 iscritti.

Per chi volesse soggiornare bene, consiglio: Villa Fassia, dove soggiorna anche Terence Hill!


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It may takes so many years to make true friend and one second to lose him!

E’ un detto popolare che si ritrova anche nei testi buddisti e nelle scritture arabe e riassume una mia personale esperienza. Ho un bellissimo ricordo di tutte le volte che sono stato a Firenze e in Toscana per partecipare agli eventi Social. IoAmoFirenze. Il mio primo ricordo di Firenze risale al 2002 quando ci passo una sera con la mia ragazza di allora, per poi partire il giorno seguente per Parigi. E’ stata una bellissima sera e la prima impressione è decisiva. Ci sono ritornato nel corso degli anni molte volte, per partecipare alle riunioni “giovani” della comunità Buddista e ogni volta è stata una emozione fortissima! Poi ho partecipato un anno fa al Festival della Creatività, quello nel quale si è costituito il team di Voglioviverecosì.it. Ero già passato dalle riunioni buddiste agli eventi social e ho trovato in Firenze un luogo gratificante dove sfogare questa passione.
Poi è stata la volta del BTO delle Isole, all’Elba, e infine quest’ultimo evento, il Toscana Lab, che ha chiuso oggi la seconda edizione. Ho conosciuto blogger, ho sviluppato molte idee e stretto dei bei legami, alcuni dei quali spero rimangano e si consolidino negli anni. Tutto per merito della Fondazione Sistema Toscana, che fa di questa regione una avanguardia nell’utilizzo dei social network legati alla governance.
Poi succede che vai alla cena conclusiva del Toscana Lab, probabilmente l’ultimo evento dell’anno che passo in Italia, lo stesso per cui ho prolungato il mio soggiorno di una notte a Firenze (a mie spese) e posticipato il biglietto di ritorno in treno a Roma all’alba del giorno seguente per essere puntuale in ufficio. E succede che una donna, forse una dirigente della Fondazione Sistema Toscana, con il sorriso sulle labbra ti dice: mi dispiace, non sei in lista, non puoi entrare! Manco fossi una Star del Grande Fratello. Ma non mi sono scocciato perché c’era posto e non sono entrato, non fa niente perché non ero iscritto, e né che sia voluto rimanere un giorno di più a Firenze solo per partecipare all’ennesimo evento social, mi rammarico pure di non aver controllato che il mio nome fosse nella lista delle persone accreditate.
Quella stessa signora, senza togliersi quel sorriso dalle labbra subito dopo aggiunge: eddai, hai già partecipato ad una cena senza pagare ieri, ora basta! Cioè, mi ha preso per uno scroccone che cercava di infilarsi alla cena per non pagare!
Dire che non me ne fregaza un emerito caz…o della cena non rende l’idea, con tutto il rispetto per la cena, che la signora ha tenuto a specificare che non era un evento del Toscana Lab.

A quella cena sarei voluto entrare solo per passare qualche ora in più con quelle belle persone che ho conosciuto a Firenze e in Toscana, per stare a chiacchierare con Robert, con cui non ho avuto modo di parlare durante il giorno, oppure con Mirko, dopo la sua intensa giornata, e poi con gli altri blogger e amici e quelli conosciuti in questa occasione. Invece li ho dovuto guardare da fuori la porta e neanche salutare. Me ne ritorno a Roma con la sensazione di non essermi divertito per niente per colpa di quegli ultimi secondi di una fottuta giornata storta di una signora col sorriso sulle labbra che pensava volessi scroccare una cena!

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L’ospite che non ti aspetti al Toscana Lab

Qualche settimana fa era apparso questo inquietante articolo sulle pagine di un importante giornale, che ha fatto dell’inchiesta la sua motivazione di vita.

Vitrociset è una importante azienda. Ha realizzato tecnicamente cittadinanza digitale a Venezia, su impulso dell’ex vice sindaco Michele Vianello, la rete wii-fii che ti permette di navigare, ovunque ti trovi, su Internet, gratuitamente per tutti i cittadini residenti. Io non l’ho sperimentato di persona, ma le testimonianze sono entusiaste e se ne parla come di una delle case history più significative. Vincere un appalto del genere significa molto.

Dal Fatto Quotidiano ho scoperto che hanno avuto in gestione anche i sistemi informatici degli 007 italiani. Al di là del fatto se sia giusto o meno che un settore delicato come la sicurezza nazionale veda implicata anche una azienda privata, questa deve però avere le risorse necessarie per permetterselo. Lo Stato deve potersi fidare e l’azienda avere i requisiti adeguati. Non c’entra la morale, ma analizziamo la realtà.

Al secondo giorno del Toscana Lab, al quale ho partecipato, si è parlato molto di come Internet migliora il Turismo, con Roberta Milano e il suo Workshop; di come Internet serva al business, con Luca Sartoni e altri importanti esperti web, e con Antonio Sofi di come Internet migliori la società civile. Manco a farlo a posta, con uno degli ospiti più importanti del secondo giorno del Toscana Lab, Sergio Maistrello, autore di un interessantissimo libro su questo, si è anche affrontato il caso virtuoso di Venezia.

Poi, però, la rete che permette di cambiare la società, gli affari e le politiche che portano a sperimentare realmente le nuove opportunità offerte dal Web si fanno altrove e in altro modo. Al Toscana Lab, purtroppo, a uno degli ospiti che più potevano insegnare come costruire politiche virtuose per il web 2.0, è stato riservato lo spazio di appena 5 minuti! Organizzare un evento importante e grande come il Toscana Lab, in una cornice suggestiva come quella dell’Istituto d’arte di Firenze non è roba da poco, ma per diffondere Internet, oltre che parlarne, bisognerebbe riflettere con persone chiave che la maggior parte delle volte sono fuori dal mondo della Rete, che sono fermi al web 1.0. Pur rimanendo entusiasta dell’evento, come dalle varie iniziative realizzate dalla Fondazione Sistema Toscana,  a cui ho potuto partecipare, questa volta ho sentito la mancanza di un membro del Ministero del Turismo o della Pubblica Amministrazione, che di Internet sa poco o niente.

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Il 2001 e quell’incontro inaspettato con Pietro Taricone

Ogni dieci anni c’è il Censimento della popolazione. Nel 2001 molti studenti universitari, tra cui io, sono stati cooptati per lasciare i questionari o compilarli personalmente porta a porta per conto dell’Istat. Per me è stato un anno speciale, lo studio andava bene, dopo un periodo di crisi, c’era l’amore e avevo cominciato a praticare seriamente il Buddismo.

Non mi capita tutti i giorni di incontrare o conoscere personaggi noti, forse sono io che non ci faccio caso. Ma in quel 2001, mentre la portiera mi accompagnava per gli appartamenti dello stabile in cui lavorava e faceva pulizie, nel quartiere africano di Roma, tra l’inizio di Via Salaria e Piazza Vescovio, alla mia domanda: come si chiama la persona che abita qui? Lei mi risponde: Pietro Taricone. Dopo alcuni lunghi dubbiosi secondi, le chiedo: ma chi, quello del Grande Fratello?

Era finito da alcuni mesi il primo Grande Fratello. Il successo era tale che già si pensava alla seconda edizione. Il vincitore morale era Pietro Taricone, il primo prototipo di famoso divenuto tale solo per essere apparso in Tv durante un reality.

Dopo aver suonato due volte, esce a petto nudo di casa, mettendosi dopo pochi secondi una canotta. E’ stato molto gentile, mi aveva detto che aveva aperto il questionario che gli avevo lasciato qualche giorno prima nella buca delle lettere, ma non lo aveva pubblicato perchè aveva parlato col suo commercialista che gli aveva detto di doverlo fare nella sua residenza a Caserta. Ma dopo che gli spiego che, trattandosi di una fotografia della popolazione in quei giorni e che dal momento che domiciliava in quell’appartamento, lo avrebbe dovuto compilare ugualmente, mi chiese se potevamo farlo insieme e così facemmo: rapidi, poi si fermò a chiacchierare con me qualche minuto e alla fine rientrò nell’appartamento dove lo aspettava una ragazza in vestaglia.

Io ero un ragazzo, lui era una specie di Jemes Dean dei miei tempi. Lo studiavo all’Università, lui e il programma, alle lezioni di Maurizio Costanzo; lo avevo conosciuto dal vivo, e mi aveva fatto una bella impressione. Mi piaceva il fatto che si fosse ritirato dalla scena, un po’ per studiare, un po’ per conservare il successo.

Questa morte per un incidente, durante un lancio col paracadute, mi lascia l’amaro in bocca e non può che consacrarne il mito da Jemes Dean dei nostri tempi: un paragone che non regge con il predecessore, che lui non avrebbe mai voluto, ma che è in qualche modo sintomo dei nostri tempi.

Sotto l’audio del mio ricordo appena saputa la notizia, stamattina a colazione.


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