Quando l'autobus diventa una casa
L’ho incontrato questa notte, mentre andavo in Autobus ad
Anagnina dove avevo parcheggiato la macchina. Una delle sensazioni peggiori che provi a Roma è salire sull’Autobus.
Gente accalcata, la maggior parte delle volte i conducenti guidano male, più per colpa delle strade che loro.
La notte, però, tra ragazzi che tornano dalle feste e umili lavoratori che tornano a casa tardi, ci sono loro, i senza nome.
Sono trattati male, malissimo dai conducenti che forse non ne possono più, allontanati dagli altri passeggeri.
Era scalzo, con addosso una sola maglietta, emanava un odore nauseabondo. Era contrito e si grattava continuamente. A me hanno colpito i suoi occhi, occhi di una persona intelligente, brillavano come quelli di un giovane uomo che può tutto, ma viene schiacciato dalla depressione.
Per lui, quell’autobus era la casa per proteggersi dal freddo. Aveva addosso una maglietta e basta. Come lui, di notte, Roma d’inverno, sembra riempirsi improvvisamente di gente come lui, che scappano alla ricerca di un luogo più confortevole per proteggersi dal freddo.
Era italiano. Non cambia nulla, ma a volte è meglio specificarlo.




3 dicembre 2009 









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