14 OTTOBRE: GIOVANI E VOTO

Anche io mi sono soffermato sull’editoriale di Barbara Palombelli, qualche giorno fa sulla prima pagina de La Stampa, il mio giornale preferito.
E mi era piaciuto, ma penso che Mario sia stato ancor più colpito per una risposta tanto arguta. Sotto il botta e risposta.

Cinquantenni, andiamo al mare” di BARBARA PALOMBELLI.
Caro direttore,
confidando in una bella giornata d’autunno, il 14 ottobre prossimo, giorno in cui nascerà il Partito democratico, andrò al mare. Fino a un minuto prima, cercherò di convincere figli, amici dei figli, ragazzi e ragazze, a partecipare al voto. Non andrò perché non vorrei che il partito nuovo/nuovo partito fosse un neonato con i capelli bianchi o tinti. Non andrò perché se tutti quelli che andranno avranno – come me – più di cinquant’anni, l’Italia resterà bloccata, ferma, immobile.Se gli iscritti al Pd somigliassero o coincidessero con la platea dei dibattiti delle feste dell’Unità o della Margherita (dove spesso sono la più giovane), ci ritroveremmo con un movimento in cui tutti hanno qualcosa da difendere, dalla pensione alla licenza del taxi, dal negozietto alla piccola rendita. Risultato: nessuna voglia di rimescolare le carte, i ruoli, i diritti che la nostra generazione ha conquistato ma che forse non sono più adatti al terzo millennio. Serve un nuovo SessantottoSe gli ultracinquantenni prendessero la maggioranza, sarebbe un dramma: noi abbiamo la passione per gli anniversari, celebriamo quotidianamente – ormai – i morti di tutte le ideologie, costruiamo e veneriamo Pantheon di intellettuali che nessuno dei giovani ha mai letto neppure a scuola… Massimo D’Alema, qualche tempo fa, in un’intervista a Gente, ha giustamente evocato «un nuovo ’68», sollecitando i ventenni e i trentenni a battersi per le loro rivendicazioni. Assenti e passivi, chiusi in una personale ricerca di lavoro che sempre più spesso viene affidata ai genitori e non alle associazioni sindacali, i nostri figli si chiamano fuori da tutto. È il problema principale della politica contemporanea: si legifera nell’apparente indifferenza di coloro che quelle leggi e quelle scelte dovranno accettarle, subirle e rispettarle. La partita? Stavolta giochiamola in panchinaSe il regolamento del nuovo Pd vietasse – come provocazione – l’iscrizione ai maggiori di cinquant’anni, scopriremmo quali passioni, quali ideali, quali stili di vita stanno a cuore a chi verrà dopo di noi. Avrebbe un senso l’idea bizzarra di costruire un partito spalancando le porte a chiunque, come in un ipermercato: paghi 5 euro e compri due, una tessera e un diritto di voto. Se giocassimo questa partita in panchina, i nostri suggerimenti e i nostri consigli diventerebbero preziosi, indispensabili.Se invece volessimo occupare tutti i ruoli, la moltiplicazione delle caste si scontrerebbe in modo irreversibile con l’onda dell’antipolitica. Altro che nuovo Sessantotto…I nuovi iscritti li troveremo nei call-centerCiascuna generazione ha il diritto/dovere di impegnarsi: era lo slogan che usavamo contro i «matusa» quando eravamo giovani. Volevamo le nostre musiche, i nostri capelli, le nostre minigonne, ma anche una nuova famiglia e nuovi diritti nel mondo del lavoro, della sanità e della previdenza. Abbiamo combattuto e vinto, con errori e dietrofront clamorosi. Adesso saremmo molto più audaci scegliendo di fare un passo indietro (i nostri genitori capirono, consigliarono, soffrirono, ma ci lasciarono spazio) che non affollando i banchetti del 14 ottobre. Saremmo all’altezza del nostro passato migliore se promuovessimo il Pd nelle università, nei call-center, nei luoghi del precariato industriale e commerciale, invece che nelle fumose discussioni di noi eterni reduci.

Adinolfi: “Quella degli anni Settanta e Ottanta è una bella generazione. “La risposta all’appello di Barbara Palombelli.
Cara Barbara,la tua riflessione ha un merito e una colpa: il merito è quello di porre con forza il tema dell’occupazione di tutti gli spazi, non solo nel Pd e nella politica, da parte degli ultracinquantenni. Tale occupazione sembra rendere velleitaria una qualsiasi sfida, come ad esempio la nostra di Generazione U, a questo ordine costituito. La colpa è quella di descrivere noi nati negli anni Settanta e Ottanta come ‘assenti e passivi’, come una generazione che ‘si chiama fuori da tutto’. Non è così. La generazione dei nati negli anni Settanta e Ottanta è quella che ha vinto il mondiale di calcio un anno fa, che sgobba dalla mattina alla sera per inventarsi un futuro, che affolla le associazioni di volontariato, che va all’estero a migliaia di chilometri da casa per mettere a frutto il proprio talento ignorato in patria, che non vive di pregiudizi ideologici, che non accetta l’idea di una rivolta violenta anche davanti al sopruso quotidiano che subisce in ogni territorio della politica, dalle pensioni al welfare ai luoghi di lavoro al banale tema della rappresentanza. E’ una bella generazione, cara Barbara, fammelo dire: migliore della vostra, migliore di quella del D’Alema che tirava le molotov e oggi prima se ne vanta con nostalgia e poi ci fa la moralina sessantottina. Allora, non andare al mare il 14 ottobre, vieni a votare per noi. Perché alcune di quelle ragazze e alcuni di quei ragazzi (migliaia, mica venti) li troverai candidati alle primarie nelle liste di Generazione U nei 475 collegi delle primarie del Pd. Alcuni, me compreso, non si chiamano fuori e hanno accettato la sfida rifiutando ogni più comoda forma di cooptazione. E non vogliamo che voi cinquantenni sgombriate il campo, perché sarebbe troppo facile e perché sappiamo che non lo farete. Noi vogliamo i vostri voti, perché sapete (tu Barbara certamente lo sai) che quel che diciamo e proponiamo per la salvezza del nostro futuro che voi avete messo in pericolo, è giusto. Niente mare, allora, cara Barbara. Un voto. E parlane in famiglia.

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